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Don Giuseppe Grassini


Domenica 21 Aprile ore 21 presso oratorio di S. Rocco incontro con don Giuseppe Grassini prete fidei donun, prima in missione in Zambia e da quasi 2 anni ad Haiti. Un'occasione preziosa per sapere qualcosa in più sulla realtà haitiana, e sui progetti che stiamo sostenendo insieme. vi aspettiamo!

(Clicca qui per leggere la NUOVA LETTERA di don Giuseppe!!!)

febbraio 2011

Ecco di seguito le riflessioni di don Giuseppe Grassini scritte da pochi giorni che riguardano la sua vita di prete missionario. Don Giuseppe, dopo aver trascorso 6 anni in Zambia, si sta preparando per partire per Haiti!!! Ecco le sue parole…. Missione: andare lontano per farsi vicino Dipende dal punto di vista. Andare in missione, visto dall’Italia, significa partire per andare lontano. Visto dalla parte di una comunità in un paese di missione, significa accogliere qualcuno che viene per essere vicino. L’ho verificato a Lusitu, nell’area rurale nel sud dello Zambia dove sono stato per sei anni, e a Kanyama, alla periferia della capitale Lusaka, dove ho operato nel mio ultimo anno in Africa. Credo potrò sperimentarlo ancora ad Haiti, dove probabilmente andrò presto, o da qualunque altra parte del mondo dove verrò inviato. I problemi che si incontrano in missione sono tanti, e ancora più numerose sono le domande che vengono in mente. Che cosa si può fare di fronte a gravi emergenze come la diffusione dell’AIDS o le conseguenze degli squilibri economici tra nord e sud del mondo? O, ancora più evidente, quando si vede di persona il disastro lasciato ad Haiti dal terribile terremoto dello scorso 12 gennaio? Ci sono forme diverse di povertà estrema in un villaggio così lontano da ogni speranza di sviluppo, nello squallore delle baraccopoli della periferia di una grande città africana o presso gente in fuga dalle macerie di una catastrofe naturale. Di problemi se ne possono risolvere pochi, ma è comunque importante fare qualche cosa di concreto per segnalare una vicinanza, perché non si può rimanere indifferenti. Con l’aiuto sempre generoso di tanti amici, qualche cosa in Zambia è stato realizzato e si potrà fare altrettanto nella prossima missione. Quando ho salutato le comunità di Lusitu e di Kanyama, mi sono sentito rivolgere più volte, da parte della gente, domande come: “Perché vai via?” “Adesso chi resterà con noi?”. Un segno di stima e gratitudine per ciò che è stato fatto e, soprattutto, l’apprezzamento per una presenza. Essere là; stare con loro; condividere la loro storia. Segno della missione della Chiesa: la comunità cristiana concretamente rende visibile la vicinanza di Dio. Dio non è indifferente ai nostri problemi, anche quando sono gravi. Magari constatiamo che non si risolveranno mai e forse può sembrare impotente anche Dio, ma di certo Dio non è lontano. Missione è annunciare questa vicinanza di Dio. A volte con le parole della liturgia e della catechesi; più spesso con gesti concreti di vicinanza o con il semplice esserci: essere vicini, per quanto possibile, condividendo. La missione, non dimentichiamolo, prima ancora che dall’invito di Gesù ad andare ed annunciare il Vangelo, nasce dall’Incarnazione: in Gesù Dio si è fatto vicino. Dio c’è in tutte le situazioni, anche le più estreme, e chiede a noi di esserci, di farci vicini come lui. La concretezza della presenza rende vere e più credibili le parole della catechesi e della predicazione. Dio ha inviato il suo Figlio per esserci più vicino: tocca a noi ora continuare questa vicinanza. Don Giuseppe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ottobre 2009

 

Ciao a tutti! La mia permanenza a Lusitu è giunta a conclusione. Sono passati sei anni dal mio arrivo nel Sud dello Zambia ed è stata un’esperienza intensa, nonostante meno lunga di quanto previsto inizialmente. Ho comunque rinnovato la mia disponibilità per continuare un servizio come “fidei donum” in missione. Nel mio futuro immediato c’è ancora lo Zambia. A partire dalla metà di Ottobre 2009 sarò nella parrocchia di St. Maurice a Kanyama, nella periferia di Lusaka, la capitale. Una realtà grande e complessa, con questa nuova parrocchia ancora in formazione. C’è già un prete che vi lavora, ma è bene che non rimanga solo: perciò andrò a collaborare con lui. Tuttavia, non sarà per me una destinazione di lunga durata: un altro fidei donum è stato scelto per stare a Kanyama, ma deve ancora completare il suo periodo di preparazione. Quando arriverà in Zambia, io ripartirò per una nuova meta. Si prevede che io rimanga a Lusaka con questo incarico fino a metà del 2010. E dopo? Continuerò come fidei donum da qualche altra parte... ancora da definire! Vi invito a condividere con me questi passaggi: allarghiamo ancora lo sguardo sul mondo! Non temete per le iniziative di “SGUARDI ONLUS”: per tutto il prossimo anno potrò ancora occuparmene io in Zambia e nel frattempo cercheremo di individuare assieme un referente locale che possa dare continuità a ciò che si è avviato. Il sostegno agli studenti di Lusitu che studiano in diversi colleges zambiani si sta confermando una iniziativa valida. C’è grande impegno da parte loro e alcuni si avvicinano alla conclusione degli studi con buoni risultati. La scuola superiore di Lusitu funziona molto bene; viste le crescenti richieste di iscrizioni, è arrivata l’autorizzazione ad aprire due classi pomeridiane per ciascuno dei tre anni di scuola (da aggiungere alle due classi del mattino) così, a pieno regime, ci saranno 12 classi: un bel traguardo, se si pensa al timido inizio con una sola classe! Il piccolo centro sanitario di Sikoongo continua a funzionare e il distretto di Siavonga ha provveduto a corsi di formazione per i volontari locali che lo gestiscono. La scuola materna parrocchiale è ormai stabile e una delle insegnanti ha conseguito il diploma per insegnante di scuola dell’infanzia. Forse qualcuno di voi vorrebbe tornare in visita in Zambia: potrebbe essere nel corso del prossimo anno a Kanyama (ma con passaggio a Lusitu per verificare come vanno le cose). Oppure, più avanti, ci incontreremo in qualche altra parte del mondo!

A presto!

don Giuseppe

N.B.: la mia nuova e-mail è: lugwalo@gmail.com

 


Mweenzu wafwulwe ulalila bowa

Lusitu, Febbraio 2005.

La conferma che un gruppo di giovani amici, accompagnati da don Vittorio, verrà a trovarmi qui in Zambia nel prossimo mese di Agosto mi riempie di gioia e conferma che il legame con la gente dell’Unità Pastorale Sant’Alessandro – San Rocco di Monza è ancora bello e forte. Questo incoraggia a farvi avere mie notizie tramite Insieme. Proprio il mensile delle due parrocchie, che ricevo regolarmente (anche se con notevole ritardo, vista la distanza e gli immancabili disservizi postali), mi tiene aggiornato su quello che avviene tra voi.

Io sto bene, ancora immune dalla malaria e da altre gravi malattie; forse un po’ dimagrito per le lunghe pedalate con la bicicletta, sotto il sole, per raggiungere i diversi centri in cui si svolge l’attività della mia parrocchia. Sono parroco a Lusitu, una piccola comunità tra i contadini di etnia Tonga, nella diocesi di Monze, a Sud dello Zambia (paese africano che potete facilmente trovare su un mappamondo, cercando a Sud-Est nel continente africano).

Sono qui da un anno e mezzo. Che cosa mi è successo fino ad ora? Che cosa ho fatto? Per spiegarvelo ho scelto un proverbio in lingua chitonga: Mweenzu wafwulwe ulalila bowa, che letteralmente dice “chi va a far visita alla tartaruga, si adatti a mangiar funghi”. Che cosa significa? È un invito, per colui che va a far visita ad altra gente, soprattutto se decide di fermarsi a vivere con queste persone, ad adattarsi ad un diverso stile di vita, ad essere paziente nell’imparare lingua, modi di fare e di pensare, tradizioni antiche e usanze di vita quotidiana. Tutto questo è ciò che ho cercato di fare in questi mesi e che mi occupa tutt’ora. Non è per nulla facile imparare a conoscere un mondo che vive in maniera completamente diversa dalla realtà italiana in cui sono cresciuto. Forse potete intuire la mia fatica, vedendo le difficoltà ad integrarsi di molti stranieri presenti, sempre più numerosi, anche a Monza. Per me c’è qualche cosa di simile, solo che lo straniero qui sono io. La lingua chitonga è ancora parecchio incomprensibile per me. Per ora mi esprimo, in modo un po’ buffo, mescolando le poche espressioni in lingua locale, che sono riuscito fin qui ad imparare, con parole in inglese (che la gente comune spesso non capisce). Il risultato, potete immaginarlo, sono tanti fraintendimenti e anche qualche risata che libera dalla tensione derivante dal voler comunicare, senza riuscirci come si vorrebbe. Nelle mie giornate sono impegnato nelle vicende parrocchiali, con ritmi decisamente diversi da quelli che avevo a Monza. Cerco di accompagnare 19 comunità cristiane dislocate in diverse zone attorno al centro principale di Lusitu, dove c’è la mia casa. In 7 centri si celebra, a rotazione, la Messa domenicale. Ci sono poi le attività coi giovani, la catechesi per tutte le fasce d’età, la liturgia e i cori, la cura per gli ammalati, le iniziative di incontro e collaborazione con altre Chiese cristiane (solo a Lusitu centro, ci sono ben nove Chiese cristiane non cattoliche!). Una attenzione particolare va dedicata a progetti di educazione e di sviluppo. Non sono solo per tutto questo! Con me c’è un giovane prete zambiano, che collabora come vice parroco. Ci sono tre suore di Maria Bambina (la stessa congregazione a cui appartengono le suore che operano nell’Unità Pastorale): formano una comunità internazionale, perché una di esse è maltese, un’altra è indiana e la terza è zambiana. Gran parte delle attività sono svolte dai laici, quando sono liberi dal lavoro nei campi.

Qualcuno ha espresso il desiderio di aiutarmi anche da Monza. Potete immaginare che i bisogni della gente di qui sono enormi: non dimentichiamo che lo Zambia è uno dei paesi più poveri dell’Africa (e che Lusitu, situato in un’area esclusivamente rurale, è una delle parrocchie più povere della Diocesi di Monze). Le cause del sottosviluppo in Africa sono difficili da capire; nemmeno esperti economisti riescono a dare valutazioni realmente esaurienti. Certo, uno dei punti nodali per lo sviluppo è la conoscenza. La diffusione dell’alfabetizzazione di base e l’incremento dell’istruzione secondaria sono essenziali per favorire un cambio di mentalità nella gente, cosicché possa trovare vie per uscire dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza e progettare un futuro diverso. Tra tante necessità urgenti, ho deciso di attivarmi con due progetti di sostegno alla scuola.

Il primo progetto, più piccolo, riguarda l'apertura di una scuola materna parrocchiale: l'abbiamo iniziata da qualche settimana, dopo aver preparato un po' le strutture e il materiale necessario. Per la gestione ordinaria chiediamo un piccolo contributo alle famiglie dei bambini che la frequentano, ma occorrono i soldi per pagare gli insegnanti (che per ora sono due). Se qualcuno a Monza fosse interessato ad aiutarmi, quello che proporrei è una specie di "adozione a distanza" degli insegnanti, per poter continuare a far funzionare questa piccola scuola materna. L’attenzione ai più piccoli non è parte delle usanze locali. Spesso succede, giusto per fare qualche esempio, che se c’è scarsità di cibo in casa, i bambini più piccoli sono gli ultimi a mangiare... gli avanzi, se ne sono rimasti! In molte famiglie ai bambini è affidato il compito di guardiani delle mucche e delle capre della famiglia. Per questo motivo un piccolo pastore non viene mandato a scuola, fino a che un altro fratello minore diventa abbastanza grande da prendere il suo posto nella custodia degli animali: solo allora può iniziare la scuola di base. In genere, questi ragazzi iniziano a frequentare il primo anno solo verso gli undici/dodici anni (mentre l’età raccomandata dalla legge zambiana per iniziare la scuola è tra i cinque e i sette anni). Con la scuola materna parrocchiale vogliamo riaffermare la centralità dei bambini nella vita delle famiglie e invitare i genitori a mandare a scuola i figli all’età giusta, invece che mandarli a lavorare. Abbiamo già ricevuto la richiesta, da parte di un’altra delle nostre comunità, di aprire una sezione staccata della scuola materna. Altri centri seguiranno la stessa via: del resto in Zambia non esistono scuole materne statali.

Il secondo è un "progettone", nel senso che richiede davvero molti fondi e il coinvolgimento di tante persone. Si tratta di aprire una scuola superiore qui a Lusitu. Fino ad ora, per chi vuole continuare gli studi dopo la scuola di base, l'unica possibilità è andare lontano da casa, presso scuole che offrono vitto e alloggio. Come si può immaginare, è molto costoso e nessuna delle famiglie dei contadini di Lusitu può permetterselo. Avere una scuola a Lusitu potrebbe aprire la possibilità di continuare a studiare per molte ragazze e ragazzi, ora e in futuro. Abbiamo già preso i contatti con il Ministero dell'Educazione del Governo zambiano, perché vorremmo avviare una scuola statale, in modo che possa funzionare anche senza gli aiuti dei missionari. Di questi tempi il Governo zambiano non investe più in strutture scolastiche, strangolato dal debito estero e dalle condizioni poste dagli organismi internazionali (es. Fondo Monetario Internazionale, ...). Tuttavia è disposto ad aprire una scuola secondaria, se ci sono le strutture realizzate dalla comunità locale e con aiuti esterni (chiese, organizzazioni non governative, progetti dall'estero, ecc.). Ci siamo già mobilitati con la gente perché contribuisca trasportando materiali edili (sabbia e ghiaia, che si possono trovare nei torrenti locali) e modellando i mattoni di fango, da far cuocere nei forni a legna. Con soldi che avevo a disposizione, abbiamo già costruito due aule (sufficienti per le attività di una classe). Siamo comunque ancora lontani dal traguardo perché servono altre aule (almeno due edifici, da due aule ciascuno), laboratori, gabinetti, dormitori per gli studenti provenienti dai villaggi più lontani e case per le famiglie degli insegnanti (almeno cinque) che, non essendo reperibili in loco, devono venire da altre zone dello Zambia e perciò trovare una sistemazione adeguata.

So che vi sono molte emergenze a cui fare fronte nel mondo (disastro in Asia, per esempio), ma vi ringrazio già in anticipo dell'aiuto che potrete dare anche alla mia comunità. Restare in contatto non è facile: il telefono più vicino è a 40 Km da Lusitu e l’ufficio postale è a 50 Km! Tuttavia, saltuariamente, posso accedere alla mia casella di posta elettronica o alla posta tradizionale.

Mi affido alla vostra preghiera. Da parte mia cerco di ricordare a Dio tutte le persone che conosco, quando celebro la Messa in chitonga o in inglese: con Lui non ci sono problemi di lingua o di comunicazione! Un caro saluto a tutti!

don Giuseppe

 

Don giuseppe ha cambiato l'indirizzo di posta elettronica... ecco qui quello nuovo se avete bisogno di contattarlo:

lugwalo@gmail.com

ATTENZIONE PERO' NEL MESE DI LUGLIO DON GIUSEPPE TORNA IN ITALIA PER UN PO' DI VACANZA PRIMA DI TORNARE IN ZAMBIA MA IN UN'ALTRA PARROCCHIA, NELLA PERIFERIA DELLA CAPITALE!!!

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